Critica al Libro “Occulto Italia”

La Chiesa di Scientology ha prodotto e diramato questo documento, autorizzandoci a pubblicarlo, riguardo il controverso libro dei giornalisti Stefano Pitrelli e Gianni Del Vecchio, edito da Rizzoli BUR.

Il libro, per “coincidenza”, è stato pubblicato e ampiamente pubblicizzato, proprio mentre il Senato sta discutendo una proposta di legge, la n. 569, per reintrodurre nell’ordinamento italiano l’articolo del codice penale del codice fascista che puniva l’allora reato di plagio, dichiarato incostituzionale dalla Consulta nel 1981.

Reazioni contrarie e critiche, oltre al presente scritto, si sono registrate da tutti i gruppi  religiosi e associazioni oggetto della “inchiesta giornalistica”. Ecco i link a quelle dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai e di Damanhur.

"OCCULTO ITALIA"
Inchiesta o inquisizione?

"Quando tutti pensano nella stessa maniera, allora nessuno pensa molto."

Walter Lippmann

occulto italiaIl titolo del libro, Occulto Italia, di Gianni Del Vecchio e  Stefano Pitrelli, giornalisti dell'Espresso e di Europa, organo di informazione del Partito Democratico, palesa subito il messaggio che  gli autori vogliono dare al lettore, ciò di cui vogliono persuaderlo.

In esso c'è tutto il senso del loro lavoro e il teorema da dimostrare: in Italia operano gruppi che, nascostamente, cercano di realizzare obiettivi che, anche se non criminosi, sono comunque moralmente condannabili e quindi da vietare. 

Gli autori ne individuano cinque.

Il libro li addita, li dileggia, li biasima come gruppi che non sono allineati al pensiero imperante, che non sono ortodossi, che sono "politicamente scorretti". Per gli autori sono inappellabilmente "sette".

E per dare forza al loro teorema, per canonizzare il loro giudizio e farlo assurgere quasi a sentenza "nel nome del popolo italiano", affidano la prefazione alla ben più nota collega, la sig.ra Lucia Annunziata, volto noto di RAI 3, popolare quel tanto che basta da far pensare che il lettore sarà suggestionato dall'autorevolezza della giornalista televisiva e accetterà in toto la tesi del libro.

Non fa nulla se in un'intervista TV per promuovere il libro, Stefano Pitrelli dice: "In questo libro non esistono notizie di reato..."; non fa nulla se la magistratura italiana, dopo un lungo procedimento durante il quale è stato vagliato ogni aspetto e ogni attività della Chiesa di Scientology, ha riconosciuto il carattere religioso di Scientology e la liceità  delle attività delle sue chiese e missioni (sentenza n. 4780, del 5 ottobre 2000, Corte d'Appello di Milano).              

Comunque qualcosa di vero la sig.ra Annunziata lo scrive ed è visibile in quarta copertina, sulla quale l'editore, nella migliore tradizione pubblicitaria per i thriller, riporta una frase della giornalista che ha l'evidente scopo di ingenerare preoccupazione nell'ignaro lettore e fargli comprare il libro che gli svelerà che "... queste organizzazioni sono tante e sono presenti tra noi."

Ammettiamolo: nel caso della Chiesa di Scientology è vero perché essa opera in Italia da oltre 35 anni e conta dodici chiese e circa 30 missioni che, dal nord al sud, isole comprese, si stanno occupando del progresso spirituale di migliaia di cittadini italiani di ogni età, ceto sociale e professione.

gianni del vecchioPer dimostrare il loro teorema, Del Vecchio e Pitrelli intervistano solo ed esclusivamente  fuoriusciti, apostati,  raccogliendo le loro accuse e spacciandole per fatti.  Non solo, in base alle testimonianze di questi pochi, rari casi, gli autori formulano, a beneficio di tutti, la definizione di setta  in quanto fenomeno sociale diverso da una chiesa.

I sociologi ringrazieranno.

E per risparmiarsi il dispiacere di essere confutati, preferiscono non intervistare nessuno della controparte e ancor meno verificano l'attendibilità delle loro fonti, dichiarando candidamente: "Abbiamo ritenuto inutile chiedere ai rispettivi uffici stampa un commento sulla nostra inchiesta", con buona pace della serietà dell'inchiesta.

Nel caso specifico di Scientology vengono intervistati quattro apostati. Ma dei loro racconti parliamo più dettagliatamente in seguito.

stefano pitrelliInsomma, a Del Vecchio e Pitrelli non interessa come stiano realmente le cose, loro non hanno bisogno di verificare le loro fonti di informazione. Conoscono la verità a priori; la devono solo dimostrare e per questo si limitano a sentire una piccolissima percentuale di fuoriusciti, quelli che hanno imparato a raccontare storie che per i media sono appetibili: storie di vittimismo.

Non solo, per Del Vecchio e Pitrelli coloro che fanno parte dei gruppi a loro invisi non sono in grado di autodeterminarsi.

E allora ecco che riesumano un cadavere eccellente, estraendolo dal puzzolente sepolcro dove avrebbe dovuto riposare in eterno: il defunto reato di plagio.

LA LOBBY DELLA MINA VAGANTE

Come ormai noto, il reato di plagio, ex articolo 603 del codice penale, al tempo fortemente voluto dal Guardasigilli del governo Mussolini, Alfredo Rocco, è stato dichiarato incostituzionale nel 1981,  quando si stava celebrando il processo al sacerdote cattolico Don Emilio Grasso, accusato da alcuni genitori di aver plagiato i figli minorenni.

L'art. 603 recitava: "Chiunque sottopone una persona  al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni."

Con la sentenza n. 96 dell'8 giugno 1981, la Corte Costituzionale concluse: "L'esame dettagliato delle varie interpretazioni date all'art. 603 c.p. nella dottrina e nella giurisprudenza mostra chiaramente  l'imprecisione e l'indeterminatezza della norma, l'impossibilità di attribuire ad essa un contenuto oggettivo, coerente e razionale e pertanto l'assoluta arbitrarietà della sua concreta applicazione.

Giustamente essa è paragonata ad una mina vagante nel nostro ordinamento, potendo essere applicata a qualsiasi fatto che implichi dipendenza psichica di un essere umano da un altro essere umano e mancando qualsiasi sicuro parametro per accertarne l'intensità."

Ora, il reato di plagio lo si vorrebbe reintrodurre sotto mentite spoglie, non più reato di plagio, ovviamente, ma "reato di manipolazione mentale" o "reato contro l'integrità psichica", che ricorda tanto il codice penale della Germania nazista.

La cosa curiosa è che con l'andar del tempo il testimone è passato disinvoltamente da destra a sinistra, dalle camicie nere a quelle rosse, o arcobaleno, tutti accomunati dalla volontà di limitare le coscienze.

Questa volontà viene resa nota da Lucia Annunziata nella sua prefazione: "Prima di chiudere voglio segnalarvi un altro effetto collaterale di questo libro: ricordarci che l'Italia è forse l'unico paese dove non c'è più il reato di plagio."

[...] "Da allora si è stabilita nella pubblica opinione italiana una totale sovrapposizione fra libertà di pensiero e rifiuto del concetto di plagio. E' giusto che sia così o non serve invece, di fronte a nuovi pericoli, riaprire una discussione (e un abbozzo c'è in Parlamento) sulla necessità di un assetto legislativo per questo reato?"

A parte il fatto che non è vero che l'Italia è l'unico paese in cui non c'è il reato di plagio, quello che è interessante sapere è che “... ci sono più condanne di santoni, maghi e presunti “guru” colpevoli di reati comuni in Germania e Svizzera – dove non c'è una legge contro la manipolazione mentale, anzi commissioni nominate dai Parlamenti hanno raccomandato di non adottarla – che non in Francia e in Spagna, dove rispettivamente dal 2011 e dal 1994 sono state introdotte norme simili a quella che si vuole introdurre in Italia, ma le condanne sono state rarissime.” [www.cesnur.org– FAQ sul lavaggio del cervello e la manipolazione mentale –  di Massimo Introvigne]

Di tentativi per reintrodurre il reato di plagio in Italia ne sono stati fatti diversi, tutti concomitanti con qualche incidente riguardante la "setta" di turno o con qualche atto di terrorismo da parte di integralisti.

In mancanza di tali eventi, che si prestano molto bene alla strumentalizzazione delle emozioni suscitate al momento per far passare proposte di leggi liberticide, la "lobby della mina vagante" ha pensato bene di far pubblicare un libro che fiancheggia il disegno di legge n. 569, "Disposizioni concernenti il reato di manipolazione mentale", che proprio ora sta venendo analizzato in sede di Commissione permanente di Giustizia del Senato.

senatore antonino carusoChe il libro di Del Vecchio e Pitrelli sia uno strumento per sostenere e possibilmente accelerare l'iter della proposta di legge per la reintroduzione del reato di plagio lo testimonia il fatto che il 5 aprile 2011 i due autori lo hanno presentato, solo per gli invitati, a Roma insieme all'On. Pino Pisicchio, primo firmatario del ddl 863, sulla manipolazione mentale, e il Sen. Antonino Caruso, primo firmatario del già citato ddl 569.

I politici hanno raccolto le istanze di una lobby che da anni preme per la reintroduzione del reato di plagio. Quasi ogni trasmissione televisiva in materia di "sette" vede infatti ospiti sempre gli esponenti di alcuni gruppi che forniscono statistiche inverosimili ed espongono situazioni di presunte vittime che andrebbero verificate per bene.

maurizio alessandriniI principali componenti di questa lobby sono il FAVIS (Associazione Nazionale Famigliari delle Vittime delle Sette) che, a dispetto dell’aggettivo “nazionale”, è composta da tre persone ed ha sede a Rimini.

Tale gruppetto è stato messo assieme da un certo Maurizio Alessandrini, persona senza nessun titolo che insiste nel ritenere responsabile del suo fallimento famigliare un certo gruppo religioso.

Poi abbiamo l'ARIS (Associazione Ricerca e Informazioni sulle sette), anche questa composta da pochi fuoriusciti.

don aldo bonaiutoAd accrescere il peso delle accuse rivolte alle cosiddette sette c'è Don Aldo Buonaiuto, portavoce dell'associazione “Papa Giovanni XXIII°”, il quale mostra di non conoscere la vicenda di Don Emilio Grasso e, probabilmente, crede così di servire gli interessi della sua confessione, sostenendo la necessità della reintroduzione del reato di plagio.

Infine il CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici) di Bari, creatura della dott.ssa Lorita Tinelli.

Come nel Frankestein, stanno cercando di dar vita ad una nuova creatura che sostituisca il cadaverico reato di plagio, sperando di riuscire ad animarla con l'aiuto di uno scossone mediatico, causato magari da qualche tragedia, ma per ora il mostro giace esanime sul tavolo dei legislatori.

L'art. 1 del ddl 569 recita: "Chiunque, mediante tecniche di condizionamento della personalità o di suggestione praticate con mezzi materiali o psicologici, pone taluno in uno stato di soggezione continuativa tale da escludere o da limitare grandemente la libertà di autodeterminazione è punito con la reclusione da due a sei anni."

Col ddl 569 siamo ancora di fronte al problema che si presentò nel 1981, quando Don Grasso era alla sbarra con l'accusa di avere plagiato dei ragazzi: chi potrà stabilire quali sono le tecniche di condizionamento?

Chi dovrà riconoscere in maniera scientifica dove finisce la persuasione e comincia la suggestione e il condizionamento della personalità?

Chi sarà in grado di valutare oggettivamente quanto grande è grandemente?

Chi può dire se c'è o no dipendenza psicologica e condizionamento della personalità in rapporti quali quelli tra un genitore e un figlio, tra un marito e una moglie, tra il medico ed il paziente, tra un sacerdote ed un credente, tra un datore di lavoro ed un dipendente, tra un allenatore ed un atleta  o tra un leader di partito ed un iscritto?

Manipolazione mentale è un altro nome per lavaggio del cervello. Quando qualcuno non si spiega come mai altri hanno convinzioni forti e diverse da quelle della maggioranza è gioco facile pensare che abbia subito il lavaggio del cervello.

Perfino Madre Teresa di Calcutta è stata accusata di praticarlo nei confronti delle ragazze di famiglie borghesi che lasciavano tutto per andare ad assistere i moribondi nelle  strade di Calcutta.

Lo psichiatra Maurizio Mottola, commentando nel 2005 l'allora proposta di reintroduzione del reato di plagio (stesso testo di quello attuale), scrisse che termini come condizionamento, suggestione e soggezione sono inconsistenti.

La norma del ddl 569, sebbene formulata in modo diverso da quella dell'art. 603 di memoria fascista, rimane ancora nel campo dell'imprecisione, dell'indeterminatezza, della potenziale arbitrarietà della sua applicazione, insomma siamo ancora di fronte ad una mina vagante!

I FUORIUSCITI RANCOROSI
Come un'inchiesta diventa inquisizione

binari deviatiCome detto prima, per dimostrare che il proprio pregiudizio riguardo a Scientology è corretto, Del Vecchio e Pitrelli hanno raccolto le testimonianze di pochi fuoriusciti. Non hanno sentito nessun altro.

In base a studi sociologici, con riferimento ai movimenti religiosi che sono i gruppi di tendenza maggiormente studiati e monitorati e nei quali il ricambio è maggiore, solo un piccolissima percentuale di coloro che abbandonano un gruppo (religione, partito, idoelogia, ecc) diventano particolarmente astiosi nei confronti del gruppo.

Gli altri, quelli con la coscienza a posto, continuano ad avere buoni rapporti con tutti, anche dopo.

Più il coinvolgimento nel gruppo, religione, partito era forte e decisivo, più la fede o l'ideologia era ritenuta vera, giusta, migliore delle altre, più il fuoriuscito sente di dover giustificare a se stesso ed agli altri il suo abbandono.

I loro comportamenti, le invettive, i racconti che col passare del tempo diventano sempre più atroci, formano un quadro fenomenologico che è stato delineato.

Quando una persona abbandona, il paradosso (para-doxa) di fronte al quale si trova è il seguente: se l'ideologia, la fede era quella “vera”, “giusta”, “forte”, “decisiva”, "migliore di ogni altra” ho sbagliato a lasciarla, ho commesso un grave errore di giudizio. Ma io l’ho abbandonata perché non è vero che era quella “vera”, “giusta”, “forte”, “decisiva”, "migliore di ogni altra”, anzi poiché è una ideologia “particolarmente” negativa ho commesso un gravissimo errore di giudizio quando l'ho abbracciata. Questo errore di giudizio inoltre è durato per tutto il tempo nel quale sono stato parte dell’organizzazione, gruppo, partito, chiesa.

Non è una situazione facile per il fuoriuscito, è una drammatizzazione che può raggiungere livelli assoluti, divenire scelta fra vita e morte, imporre all’esito di notti insonni di fare qualche cosa perché altri non cadano nella trappola.

In realtà il ragionamento è puro, formale, perché è volto non tanto ad esprimere un giudizio sul movimento, religione, organizzazione, partito, ecc. ma a riaffermare la correttezza al 100% della capacità di giudizio del fuoriuscito, rimasto intrappolato nel paradosso di due giudizi sulla stessa cosa che sono diametralmente opposti e inconciliabili.

Il problema delle testimonianze degli apostati è stato oggetto di studio da parte di sociologi della religione poiché è un fenomeno che ha interessato ogni confessione, in ogni epoca.

Bryan Ronald Wilson, uno dei più noti sociologi a livello internazionale, ha scritto:

«In generale, l’apostata ha necessità di auto-giustificarsi. Tenta di ricostruire il proprio passato, di farsi una ragione delle proprie precedenti adesioni, e di biasimare coloro che prima erano i suoi compagni più vicini. Abbastanza comunemente, l’apostata ha imparato a narrare una “storia atroce” per spiegare in che modo, tramite manipolazione, malizia, coercizione o inganno, egli venne indotto a unirsi o a restare in un’organizzazione che ora rinnega e condanna. Gli apostati, sotto i riflettori della stampa scandalistica, di quando in quando hanno cercato di realizzare profitti dai racconti delle loro esperienze grazie a storie vendute ai giornali…». [Bryan Wilson, The Social Dimensions of Sectarianism, Oxford: Clarendon Press, 1990, p.19.]

Perché allora si va a sentire solo chi è inasprito? Sarebbe come sentire la moglie inasprita che ha lasciato il marito, o viceversa, e solo perché lei o lui dice che il coniuge era un traditore, lo si giudica tale, senza tener conto di altro.

E' questo il modo corretto che un giornalista dovrebbe usare per fare inchieste?

Forse a Del Vecchio e Pitrelli potrebbe servire il consiglio di Vittorio Messori, che in un  articolo dell'11 febbraio 2011, intitolato "Le 'sette' e i loro 'ex' ", ha scritto:

"Non occorre essere psicologi per comprendere il perché di una doverosa diffidenza: chi ha abbandonato una strada, magari una vocazione, un ideale, deve  giustificarsi davanti a se stesso e al prossimo, ha bisogno di aumentare la responsabilità degli altri per diminuire la propria, per contrastare il senso di colpa che cova, magari nell’inconscio e che in qualche caso è devastante, non mi azzardo oltre in questi intrighi emotivi. Volevo solo avvertire, sulla base della esperienza: qualunque realtà discussa contestata dobbiate giudicare, non fatelo prendendo sul serio sempre e solo le testimonianze, magari impressionanti, di chi se ne è  andato. Non fate, cioè, come certi giornalisti televisivi in cerca dell’effettaccio …"

L'ALTRA  STORIA DI GIACOMO

giacomo sotgiaDel Vecchio e Pitrelli dedicano un capitolo alla lettera di lamentele scritta dal sig. Giacomo Sotgia, 46enne di Gorizia, con un passato di pugile senza gloria e di imprenditore senza lode.

Nel preambolo i due autori scrivono che tale lettera sarebbe stata allegata ad una denuncia che il Sotgia avrebbe inoltrato alla Procura di Pordenone nel 2008. Non  sappiamo se ciò sia vero, sta di fatto che per tale denuncia non è stato notificato nulla a nessuno.

La Chiesa di Scientology di Pordenone ha restituito a Sotgia tutte le contribuzioni che aveva versato, con soddisfazione  sua e del suo legale, come si può leggere nell'atto di transazione.

giacomo sotgiaPrima di essere espulso, Sotgia ha però trovato il modo di sfogare i suoi impulsi violenti aggredendo un collaboratore della Chiesa. Dopo l'espulsione è oggi indagato per fatti analoghi e per questo ora si trova a dover renderne conto al Giudice di Pace di Pordenone.

Sotgia scrive che la Chiesa di Scientology avrebbe utilizzato informazioni riservate per diffamarlo. Questo non corrisponde al vero. Se ciò fosse accaduto, Sotgia avrebbe potuto denunciare i responsabili, cosa che non ha fatto.

Per assurdo, e a dimostrazione della saggezza del vecchio detto secondo il quale la prima gallina che canta ha fatto l'uovo, il 6 settembre 2010 Giacomo Sotgia è stato condannato dal Tribunale di Pordenone per il reato di diffamazione (art. 595 c.p. 3° comma) per avere inserito sul blog di un sito internet messaggi offensivi dell’onore e della reputazione di un fedele di Scientology, anche comunicando lo stato di salute di quest’ultimo  (Procedimento n. 453/10 R.G. NR).                                                                                                

La condanna è definitiva e non è la prima che Sotgia subisce: nel 1993 venne condannato per ricettazione di assegni rubati e truffa.

Sotgia scrive che alcuni membri dello staff della Chiesa di Scientology di Pordenone gli avrebbero promesso regolarmente guarigioni certe dai suoi malanni fisici se avesse continuato a ricevere quella che egli, nel tentativo di screditare le pratiche religiose di Scientology, chiama “la terapia”.

Non solo tali promesse sono proibite in qualsiasi chiesa ma, nel momento in cui una persona si associa, legge e firma la “Domanda di associazione”, nella quale sta scritto: “Sono inoltre a conoscenza:[...] 3. che le mete di Scientology possono essere raggiunte solo con la mia libera e dedicata partecipazione e che, in ogni caso, la Chiesa non promette e non autorizza nessuno a promettere e tanto meno a garantire dalla professione e dalla pratica di Scientology risultati di miglioramenti fisici, spirituali, sociali o di un qualsiasi altro genere, a me o a chiunque altro.” (Allegato A)

Sotgia ha firmato la “Domanda di Associazione” non una volta, ma ben tre volte tra il 1999 ed il 2002. Quindi non poteva NON sapere come effettivamente stanno le cose.

Sotgia ha rappresentato una situazione che non corrisponde al vero. Del Vecchio e Pitrelli, senza verificarla e senza nessun contraddittorio, l'hanno pubblicata per confermare il loro pregiudizio e teorema.

LUCA POMA
Colui che la sapeva lunga

luca pomaLuca Poma, quarantenne di Torino, giornalista pubblicista e consulente di pubbliche relazioni, tiene banco con le sue rivelazioni nella parte del libro dedicata a Scientology. 

Gli americani chiamano questo tipo di personaggio “whistle blower”, letteralmente “soffiatore di fischietto”, cioè colui che fa le soffiate.

Anche in questo caso, Del Vecchio e Pitrelli, senza verificare nulla, fanno proprie le accuse di Poma e le aggiungono al mucchio delle opinioni, illazioni, pettegolezzi e calunnie raccolte dagli apostati.

Emblematica è la storia raccontata nel capitolo “D20, la spia che mi odiava”. Come  in un giallo di Fruttero & Lucentini , i due autori raccontano della perquisizione fatta dalla polizia il 19 maggio 2010 nella Chiesa di Scientology di Torino: “Gli agenti vanno diritti nel seminterrato, perché sanno già dove cercare.[…] E dopo nove ore riemergono, caricano i bagagliai di due volanti e portano tutto alla procura di Torino.”

“Che cosa contenevano quei file?” si chiedono Del Vecchio e Pitrelli: “Pieni d'informazioni su ogni politico adescato. Pieni di notizie 'interessanti', e magari potenzialmente compromettenti, su giornalisti, magistrati, e chiunque abbia mai osato criticare l'Organizzazione. I poliziotti hanno infatti saccheggiato l'archivio segreto del Dipartimento 20, i servizi segreti voluti da Hubbard per proteggere la sua creatura.”

Mica noccioline, per Del Vecchio e Pitrelli siamo di fronte alla centrale di spionaggio della sede torinese.

E continuano: “So per certo che esistono dossier sui nostri politici' ci conferma Poma  'Sicuramente ce n'è uno aperto a carico di Violante. Già nella seconda metà degli anni Novanta circolavano documenti riservati sul suo conto, sulle sue frequentazioni nel settore antisette, su che cosa era stato detto, a chi, dove, e a che ora. Qualunque informazione raccogliessero veniva sistematicamente usata per screditarlo'.”

E grazie alle rivelazioni di "Callisto", un altro "soffiatore di fischietto", aggiungono: "... Don Luigi Ciotti, invece, è stato attenzionato perchè ha criticato pubblicamente i centri di disintossicazione Narconon."

Sull'onda di queste soffiate, Del Vecchio e Pitrelli, concludono il capitolo con un preoccupato appello: “Se risulterà vera l'ipotesi di Callisto (riferita da Poma il 24 maggio 2010 al quotidiano online 'Affari Italiani') e cioè che nella lista dei dossierati siano finiti anche i nostri stessi nomi (da quando due anni fa firmammo un'inchiesta critica sull' 'Espresso'), questo piacerebbe tanto saperlo anche a chi scrive.”

Rispondiamo.

Innanzitutto devono sapere che per quanto riguarda l'intervista che il Sig. Poma ha rilasciato ad Affari Italiani il 24 maggio 2010, la Chiesa di Scientology di Torino ha inoltrato querela per diffamazione alla Procura di Torino.

diritti dell'uomoPrecisato che all’epoca delle vicende “On. Violante e Don Ciotti” non c’era la legge sulla privacy, e che di per sé non è vietato raccogliere informazioni pubbliche su persone pubbliche, non sono mai esistiti fascicoli segreti o contenenti dati privati relativi all’On. Violante o a Don Ciotti.

Mentre per quest’ultimo non c’è mai stato nulla, per l’On. Violante la posizione della Chiesa è stata pubblicata in un'edizione di Diritti dell’Uomo, uscita nel 1990, circa 5 o 6 anni prima che “Callisto” divenisse un fedele di Scientology.

E, infine, la prova di quanto stiamo sostenendo: il 31 marzo 2011, il Pubblico Ministero che stava indagando in seguito alla perquisizione fatta dalla polizia nella sede della Chiesa di Scientology di Torino ha restituito tutti i fascicoli prelevati, scrivendo nel decreto di dissequestro che “ … si procederà con richiesta di archiviazione.”(Allegato B)

Questo significa che per il Pubblico Ministero non è stato trovato nulla di illegale.

Quindi, nessun dossier sull'On. Violante, niente su Don Ciotti, niente sui magistrati, sui politici e neppure sui giornalisti che scrivono servizi critici su Scientology: niente di niente!

Ma, su una fandonia, la privacy dei fedeli di Scientology, sebbene con un’azione legittima, è stata tristemente violata.

Riguardo ai fascicoli sui fedeli di Scientology, di cui si dice nel capitolo: quei fascicoli sono elementi costitutivi e necessari del percorso di liberazione spirituale proprio di Scientology. Il percorso sarebbe altrimenti impossibile. Il percorso, che è lungo come tempi, avviene su due direttive: la prima riguarda la consulenza spirituale che ha lo scopo di togliere il peso del peccato e la stanchezza del vivere e la seconda direttiva è lo studio delle Scritture di Scientology. Entrambe formano “Il Ponte verso la totale libertà”, il percorso di illuminazione e liberazione spirituale sviluppato da L. Ron Hubbard.

Nei fascicoli c’è la storia individuale di quel percorso, così come in ognuno di essi vi è da parte dell'associato la più completa liberatoria relativa al trattamento dei dati personali sensibili.

In un mondo nel quale la spiritualità spesso è degradata al numero di lacrime versate sull’altare o al mero sentimento, la spiritualità proposta da Scientology è, dal 1952, l’esperienza del divino, quella ispiratrice di pace, che, partita dalla riaffermazione dei diritti civili, rivendica gli stessi diritti alle anime degli uomini e esclude che forza inferiore a Dio possa annullarli o sospenderli.

Dio, l’Infinito, lo Spirito quello che è Unico e nel quale infatti non vi è più individualità e non vi è più diritto o libertà di religione perché vi è solo Libertà.

I fascicoli, certo, contengono le miserie umane, ma contengono soprattutto la storia di questa esperienza di liberazione e l’orgoglio di averla intrapresa.

Per questo tutte le cattive parole finiscono di fronte all’evidenza. Evidenza che è più forte d’ogni argomento e che unica permette la stessa comunicazione, l’evidenza che delle migliaia di fascicoli esistenti nell’associazione, praticamente nessuno chiede la distruzione, neppure quelli che se ne vanno in quel ricambio continuo di fedeli che viene dichiarato.

Forse anche in questi, nei fuoriusciti, rimane la consapevolezza di quella strada e di quel sogno e di aver fatto almeno qualche cosa nella giusta direzione.

Forse rimane anche la nostalgia.

© Verba Volant. Tutti i diritti riservati.