I manipolatori della mente

A cura di "Verba Volant Scripta Manent"

Mentre i fautori della reintroduzione del reato di plagio, dall'anacronistico sapore fascista, attendono con trepidazione che l'iter burocratico faccia il suo corso verso l'approvazione finale del proposto articolo «613-bis» del Codice Penale (inteso a punire la cosiddetta "manipolazione mentale"), cerchiamo di capire cosa si intende per "manipolazione mentale" e chi effettivamente potrebbe essere accusato di un tale reato.

Con il concetto di plagio, o di "manipolazione mentale" o "psicologica" che dir si voglia, si entra nell'ambito della sfera personale più intima: il pensiero. Si entra nel campo del libero arbitrio nonché del punto di vista, il quale è assolutamente e necessariamente caratteristico e caratterizzante di ogni singolo individuo: ciascuno ha il proprio. Mediante lo scambio e il confronto dei punti di vista si creano le relazioni interpersonali, vale a dire, si interagisce con altri individui dando luogo alla vita sociale, fatta di accordi e disaccordi, i quali diventano accordi o disaccordi solo ed esclusivamente in base al punto di vista personale di ogni singolo individuo.

Alcune persone, però, ritengono che lo scambio di punti di vista, in certi frangenti, sia un'attività criminosa, intendendo per "certi frangenti" tutte le volte che loro, secondo il loro punto di vista, decidono di ritenerli tali, arrogandosi il diritto di stabilire come e quando un comportamento o un modo di essere debba ritenersi lecito. Si arriva così al paradosso in cui coloro i quali non sono d'accordo con il punto di vista di queste persone autonominatesi detentrici della "verità", nonché paladine del "bene" (quello "vero", quello "ufficiale" e quindi "autorevole", per intenderci), sono automaticamente bollati come "sbagliati", da eliminare o, quantomeno, da mettere sotto controllo affinché non abbiano a contaminare mentalmente il prossimo con dei punti di vista non condivisi dall'autorità sentenziante.

Trattandosi di punti di vista, l'argomento è ovviamente soggettivo. Può così rientrare nel concetto di plagio qualsiasi cosa non gradita, dalle idee politiche alle scelte culturali, a quelle sanitarie, alle scelte religiose.

Proprio queste ultime, a onor del vero, stanno alla base degli sforzi per reintrodurre il reato di plagio. Il Disegno di Legge n° 800, a firma del senatore di An, Renato Meduri, prende apparentemente (e speciosamente) spunto dai fatti dell'11 Settembre per denunciare "il dilagare in Italia di attività, pericolose e devastanti per l'individuo, di singoli od organizzazioni di potere, anche mascherate da pratiche religiose, che con il loro potere continuano a perpetrare in maniera dilagante i meccanismi persuasivi e suggestivi tali da diminuire i poteri di difesa e da condizionare la volontà dei soggetti passivi coinvolti".

La pensa come Meduri anche una cricca di individui, pochi e sempre quelli. È il caso della FAVIS ("Associazione Nazionale Familiari delle Vittime delle Sette") e del GRIS ("Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette" – opportunisticamente modificato, in un momento successivo, in "Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa"),  due fra i gruppi di facciata più attivi nel perorare la reintroduzione del plagio.

CHE  COS'È IL PLAGIO MENTALE

"Il plagio mentale può definirsi come un processo volutamente preparato e designato al fine di spezzare l'individualità e  l'autonomia del soggetto e rimpiazzarle con una nuova personalità,  specchio del credo e dell'ideologia professate dal leader carismatico o dal gruppo di appartenenza". Con queste parole inizia la disamina del plagio da parte della FAVIS, ma in genere questa è la tesi fornita da GRIS, Collegio Salesiano Astori, etc: praticamente si tratta – a voler essere cattivi – della descrizione di ciò che avveniva nelle scuole italiane con l'obbligatorietà dell'ora di religione, ove per religione si intendeva tassativamente quella cattolica, quella da cui proviene il GRIS, capostipite dei gruppi e delle attività pro plagio.

La FAVIS, inoltre, si vanta di aver promosso "La raccolta di oltre 50.000 firme con la Petizione Popolare per la adozione di una  legge contro la manipolazione psicologica ed il lungo, costoso, difficile e costante lavoro di informazione, sensibilizzazione e sollecitazione a tal fine del mondo politico, hanno finalmente sortito dei frutti:  il 4 Marzo 2004 la Commissione Giustizia del Senato ha approvato il nuovo art. 613 bis del C.P. che intende punire il REATO DI MANIPOLAZIONE MENTALE quale DELITTO CONTRO LA LIBERTÀ INDIVIDUALE DI TIPO MORALE."

Ed ecco la "morale" tornare di moda nel lessico giuridico italiano. I reati contro la morale furono introdotti nel nostro sistema giurisprudenziale dal ministro fascista Alfredo Rocco, che intendeva così colpire le devianze dalla morale fascista, al tempo l'unica ritenuta lecita. Parimenti i novelli fautori del plagio vogliono colpire qualsiasi devianza dalla loro morale che, come vedremo nel prosieguo, è la morale psico-cattolica, essendo la morale cattolica oramai ostaggio della morale psichiatrica. In una lettera inviata il 23 marzo 2004 da Maurizio Alessandrini, presidente della FAVIS, al senatore Guido Ziccone, si legge infatti:

«[...] Sollecitiamo pertanto un inasprimento delle pene, almeno per quanto concerne quella minima, nella considerazione che tale reato produce nelle vittime effetti devastanti della personalità e, in numerosi casi, danni irreversibili.
Studi di accreditati accademici mondiali del settore attestano la gravità delle conseguenze della coercizione psicologica anche a lungo termine, basti citare, in proposito, le parole del Dr. Paul Martin, noto esperto di sette e manipolazione psicologica degli adepti e direttore del Wellspring Retreat & Resource Center, Ohio, USA.: "Il 25% dei milioni di soggetti appartenenti alle sette nel mondo, soffriranno di danni irreversibili e permanenti che intaccheranno la loro capacità di adeguata funzionalità emotiva, sociale, familiare e professionale".
Parimenti la più importante letteratura diagnostica mondiale in materia psichiatrica - DSM IV - include una categoria classificata come "DISTURBO DISSOCIATIVO ATIPICO 300.15" che identifica espressamente le vittime di azioni plagiatarie. Nella definizione degli effetti patologici del controllo mentale, il DSM IV riporta quanto segue: "Esempi atipici comprendono stati simili alla trance, estraniamento della realtà accompagnato da depersonalizzazione, come stati di dissociazione prolungata che possono insorgere in individui sottoposti a periodi di prolungata ed intensa persuasione coercitiva (lavaggio del cervello, riforma di pensiero, indottrinamento) mentre erano prigionieri di gruppi terroristi o cultisti". Ecco perché, a nostro avviso, lo spirito della legge in questione non può assolutamente configurarsi unicamente quale difesa dei diritti morali bensì, in prima istanza, come difesa del diritto alla salute mentale degli individui, con conseguente adeguamento dei livelli edittali di pena.»

Ecco perché, a nostro avviso, invece, lo spirito della legge in questione è fascista negli intenti e nei modi, inteso ad etichettare come malattia dagli effetti devastanti ed irreversibili la professione e la pubblica manifestazione del proprio pensiero. La terminologia prettamente psichiatrica e l'utilizzo del DSM IV come "fonte" comprovante la bontà delle tesi asserite, ci porta a credere che l'operazione "plagio" non abbia altro fine che quello del controllo sociale, tanto agognato dalla psichiatria, mediante la standardizzazione dei comportamenti, la farmacolizzazione delle emozioni umane, e lo sradicamento dei dissidenti, da attuarsi di volta in volta, a seconda dei casi e delle necessità, con interventi farmacologici (psicofarmaci), shockanti (elettroshock, shock insulinici), chirurgici (lobotomie1), o legislativi (TSO, plagio, etc).

"Il criminale incolpa gli altri dei suoi stessi crimini", scriveva Hubbard; infatti l'accusa che i soggetti "soffriranno di danni irreversibili e permanenti che intaccheranno la loro capacità di adeguata funzionalità emotiva, sociale, familiare e professionale" ci sembra più appropriata alle attività psichiatriche ed alle sue vittime che non alle attività che vengono compiute in una chiesa o in un convento, di qualsivoglia gruppo religioso, ed ai loro fedeli.

La Corte Costituzionale, con sentenza 8 giugno 1981, n. 96, constatando l'incompatibilità tra l'articolo 603 del codice penale («Chiunque sottopone una persona al proprio potere in modo da ridurla in totale stato di soggezione, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni») e gli articoli 21 («Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione») e 25 («principio di tipicità») della Costituzione, dichiarò illegittimo il delitto di plagio a causa della sua indeterminatezza.
Nella presentazione del proprio Disegno di Legge, il senatore Renato Meduri scrisse che «… non si vuole in questa sede rimettere in discussione, a tanta distanza di tempo, le decisioni della Corte costituzionale, che rappresentano ormai un punto fermo e immodificabile nel nostro ordinamento giuridico, ma soltanto chiarire che la cancellazione del reato di plagio, così com'era formulato nell'articolo 603 del codice penale, non può essere intesa come negazione del plagio sul piano fenomenico. […] Concordi con quanto allora stabilito dalla Corte costituzionale, riteniamo che sarebbe opportuno attribuire maggiore valenza alla perizia psichiatrica che, oltre a comportare un primo livello di indagine volto a definire le caratteristiche di personalità della supposta vittima, al fine di dedurne in astratto la sottoposizione a meccanismi plagiari, dovrebbe articolarsi in un successivo livello di indagine, volto ad analizzare il rapporto personale tra supposto autore e supposta vittima.  Un'indagine approfondita si rende, infatti, necessaria per stabilire se si è realizzata o meno una dinamica in virtù della quale la volontà di una persona si è imposta su quella dell'altra, al punto da determinarne le direttive e da costringerla ad agire in contrasto con gli interessi propri e altrui. La prassi psichiatrico-forense documenta che la valutazione del rapporto interpersonale si qualifica come metodologicamente determinante ai fini di un eventuale giudizio».

Poiché, in definitiva, il nuovo reato di plagio è anch'esso palesemente incompatibile con gli articoli 21 e 25 della Costituzione (per gli stessi ovvi motivi e non può essere altrimenti data l'indeterminatezza e l'ambiguità intrinseca di un tale tipo di reato), l'escamotage per aggirare l'ostacolo consiste nello spostare il campo di discussione da quello giuridico a quello psichiatrico, utilizzando quindi i parametri "astratti" della psichiatria, fatti di opinioni personali dei singoli periti, anziché i parametri oggettivi del codice penale. Per cui a stabilire la determinatezza e la tipicità di una presunta manifestazione del reato di plagio non saranno le rigide e chiare regole della legge bensì la valutazione da parte di uno psichiatra del rapporto interpersonale tra "vittima e carnefice", valutazione che viene spacciata per metodologicamente determinante ai fini di un eventuale giudizio. Parimenti, il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione non sarà più stabilito in base alla Costituzione ma in base alla decisione nebulosa e opinabile di uno psichiatra. Se l'art. 613-bis diventasse legge dello stato italiano, verrebbe contestualmente sancita l'elevazione della casta psichiatrica al ruolo di casta autoritaria che, in base ai propri dogmi, avrà potere di giudizio sui cittadini al di la della legge. Un ritorno ad antichi quanto tristi trascorsi della storia dell'occidente.

LA PSICHIATRIA "AL SERVIZIO DI DIO PER SCONFIGGERE SATANA"

Il GRIS, in collaborazione con l'Istituto Sacerdos dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, promuove un corso teorico e pratico di formazione per sacerdoti sul ministero dell'esorcistato, rivolto anche agli studenti di licenza in teologia che si preparano al sacerdozio.

Questa iniziativa, datata dicembre 2004 (la prima del genere al mondo), aspira a colmare una lacuna nella formazione sacerdotale, provvedendo a dotare i presbiteri dei necessari strumenti culturali e pastorali, atti ad affrontare in modo efficace particolari e diverse sofferenze spirituali che nell'odierna società colpiscono un numero sempre maggiore di persone. Tra i docenti che devono fornire tali strumenti culturali e pastorali (sic) troviamo l'antropologa Cecilia Gatto Trocchi e lo psichiatra Tonino Cantelmi.

La Gatto Trocchi (morta suicida il 12 luglio 2005 per depressione, nonostante le cure dei suoi amici psichiatri, o proprio a causa delle stesse, dato che uno degli effetti collaterali universalmente riconosciuti dei farmaci antidepressivi è il suicidio) è una vecchia conoscenza che, come l'infestante gramigna, si infilava in ogni pertugio ed in ogni occasione atta a diffondere il suo pensiero contro i Nuovi Movimenti Religiosi, sollecitando la reintroduzione del reato di plagio. È altresì famosa per essersi macchiata essa stessa di un altro tipo di plagio, quello letterario. Sembra, infatti, che la "studiosa" abbia confezionato alcuni "studi" attingendo bellamente dai lavori altrui, ad esempio del professor Massimo Introvigne (per ulteriori informazioni in proposito si rimanda il lettore al sito del CESNUR: http://www.cesnur.org/testi/trocchi.htm e http://www.cesnur.org/testi/trocchi2.htm).

Tonino Cantelmi, docente di psichiatria a Roma presso l'Università Gregoriana e la Pontificia Università Regina Apostolorum, è presidente dell'Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici. È consulente, inoltre, dell'on. Burani Procaccini per quanto riguarda la proposta di legge "Norme per la tutela e la prevenzione delle malattie mentali", dalle quali probabilmente prenderà spunto per indicare gli strumenti pastorali più idonei per esorcizzare con successo anche i casi più resistivi: psicofarmaci e ricoveri coatti (TSO) in adeguate strutture residenziali (quelle che una volta si chiamavano manicomi, ma se lo dite al Cantelmi s'incazza, pardon, si adonta!). Il Cantelmi-pensiero, infatti, viene mirabilmente espresso dallo stesso sul sito POL.it: «Il disegno di legge della On. Burani, grandemente criticato dai conservatori posti a difesa dello status quo (da quale pulpito, ndr), proprio nella sua ultima versione risponde alle esigenze di rinnovamento (...). Per esempio, con pieno accordo dei neuropsichiatri dell'infanzia e dell'adolescenza, attribuisce grande importanza ad interventi precoci (l'otto per cento dei bambini sotto i 10 anni presenta problemi psichiatrici), articola in modo efficiente gli interventi obbligatori, promuove risposte per la depressione, l'anoressia e altre patologie attualmente trascurate, offre una risposta ai bisogni diversificati dei pazienti in funzione della fase di malattia (acuzie, postacuzie e cronicità)».

Ciò che stupisce è la facilità con cui Cantelmi fornisce cifre ecatombali sull'incalzare del disturbo psichiatrico nel quotidiano di ciascuno di noi: un vero e proprio martello pneumatico-terroristico-diagnostico. Leggendo qua e là, si scopre che secondo Cantelmi, sempre indaffarato a promuovere la cultura psichiatrica in convegni, siti Internet, giornali, ecc., «circa il 20-25 % della popolazione in età superiore ai 18 anni nel corso di un anno soffre di almeno un disturbo mentale clinicamente significativo, ma solo il 2-3 % della popolazione adulta nel corso di un anno viene trattato dai servizi psichiatrici. Ciò significa che i servizi psichiatrici trattano solo il 10% delle persone che in un anno presentano disturbi psichiatrici (leggi: con gravi perdite di introiti da parte del mondo psichiatrico e con il rischio che il restante 90% rinsavisca spontaneamente dai presunti disturbui, anziché diventare uno psichiatrico-dipendente, ndr). Per quanto riguarda i bambini e gli adolescenti, almeno l'8% di essi presenta problematiche psichiatriche. Per quanto riguarda la schizofrenia è possibile affermare che lo 0,5% della popolazione presenta un disturbo di tipo schizofrenico (in Italia oltre 250.000 persone). In Italia circa 2.200.000 persone lamentano soggettivamente un disturbo psichico, con grande incremento della depressione, dei disturbi d'ansia e dei disturbi alimentari psicogeni». (da "KataWeb", 17 aprile 2002).

In una intervista pubblicata il 6 giugno 2003 su "News 2000", Cantelmi lamenta che «il nostro Paese, unico al mondo a chiudere i manicomi, poi si dimostra quello più refrattario alle neuroscienze, all'uso di nuovi psicofarmaci, di tecniche psicoeducative». Fra le "patologie attualmente trascurate" c'è anche la dipendenza da Internet. Secondo Cantelmi, considerato un esperto in materia, circa il 10 per cento degli utenti che navigano in modo assiduo rischia di ammalarsi di una "psicopatologia Internet-correlata" comprendendo con questo termine l'ampia gamma di comportamenti patologici indotti dalla navigazione, per risolvere i quali Cantelmi, con altri psichiatri, ha fondato proprio sul web uno dei primi consultori online che utilizza la chat, le e-mail e la webcam per scopi terapeutici: "Psychoinside". Naturalmente, la teoria della libido è "vangelo" per Cantelmi (sesso-sesso-sesso, soldi-soldi-soldi), quindi, con burlesca ironia da pesce d'Aprile, scopriamo che «Il primo aprile (2003) apre a Roma il primo centro italiano per la terapia della dipendenza sessuale, vera e propria malattia psichiatrica che colpisce il 5% degli uomini e il 3% delle donne. Il centro si chiamerà Cedis (Centro di ricerca e trattamento per la dipendenza sessuale) e sarà diretto dallo psichiatra Tonino Cantelmi e coordinato dallo psicologo Emiliano Lambiase». (da "italiasalute.it")

Tornando agli interventi psichiatri precoci sui bambini al di sotto dei 10 anni, troviamo un Cantelmi particolarmente attivo in seno all'AIFA, "Associazione Italiana Famiglie ADHD", che promuove ai quattro venti i presunti pericoli del disturbo psichiatrico dell'età evolutiva noto come Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, il cui rimedio consiste nella somministrazione del tanto famoso quanto nefasto Ritalin: la pillola dell'obbedienza. Il Ritalin, somministrato indiscriminatamente a milioni di adolescenti americani, sembra essere responsabile di una serie di omicidi/suicidi tra gli adolescenti stessi. Eppure, docenti di psichiatria nostrani come Cantelmi usano la loro posizione per "convincere" coloro che hanno a che fare con gli adolescenti italiani, e che ne sono in un modo o nell'altro responsabili, quali genitori, insegnanti, educatori in genere, che l'ADHD è una malattia grave scientificamente provata, mentre il Ritalin è il rimedio psicofarmacologico scientificamente testato e dimostrato essere validamente d'aiuto. Pura propaganda assimilabile al concetto di plagio del 613-bis! Lo scrittore americano Tom Wolf, grande fautore delle neuroscienze e della sociobiologia tanto care a Cantelmi, nel suo articolo Cervello senz'anima (1996) col quale annuncia al mondo che «il libero arbitrio, la morale, la mente e l'io non esistono più (...) l'uomo è programmato geneticamente fino ai minimi particolari», descrive il Ritalin nel seguente modo: «... da un capo all'altro dell'America si assiste allo spettacolo di un'intera generazione di ragazzini cui viene propinato il rimedio elettivo per il deficit dell'attenzione: il Ritalin, nome commerciale dato dalla Ciba-Geneva allo stimolante metilfenidato. Io ho conosciuto il Ritalin per la prima volta nel 1966 a San Francisco, dove svolgevo ricerche in preparazione di un libro sul movimento psichedelico o hippie. Una certa specie del genere hippie andava sotto il nome di Speed Freak, e un particolare ceppo di Speed Freak era noto come Ritalin Head. I Ritalin Head adorano il Ritalin. A volte li vedevi completamente immersi in un delirio totale da Ritalin. Non un gesto, non un'occhiata: potevano sedere assorti in qualsiasi cosa – un tombino, le rughe del palmo delle proprie mani – per un tempo indefinito, saltando un pasto via l'altro, fino all'insonnia più incoercibile… puro nirvana da metilfenidato. Fra il 1990 e il 1995 le vendite di Ritalin della Ciba-Geneva sono aumentate del 600 per cento, e non per l'avidità di qualche sottoinsieme della specie Speed Freak di San Francisco, ma perché un'intera generazione di ragazzini americani – dai migliori collegi del Nordest alle scuole pubbliche più sfigate di Los Angeles e San Diego – era ormai assuefatta al metilfenidato, che le veniva diligentemente somministrato ogni giorno dal pusher di fiducia, il medico scolastico». Proprio ciò che Cantelmi e la Burani Procaccini cercano di fare con la proposta di legge "Norme per la tutela e la prevenzione delle malattie mentali".

«La proposta Burani Procaccini – si legge nel forum online del Circolo Culturale Montesacro – nella sua essenza sottende soppiantare proprio ciò che ha portato alla chiusura dei manicomi non come edifici in sé ma come cultura e rapporto di potere, come impegno contro tutte le forme di violenza, tutti i luoghi che togliendo libertà ai soggetti, tolgono libertà, soggettività, diritti a tutti. La coercizione ed il controllo sono il leit-motiv che si evidenzia dal primo all'ultimo punto della proposta in modo talmente spudorato da rasentare a tratti il ridicolo (o grottesco). Solo un "assaggio": inserimento anche obbligatorio del paziente nelle strutture residenziali (SRA: cliniche, comunità); obbligatori i periodici controlli dello stato fisico; Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) "urgente" richiedibile da chiunque, convalidabile da uno psichiatra qualsiasi (leggi: professionista privato), trascorribile in cliniche (possibilmente quelle del professionista di cui sopra); TSO per somministrazione dei farmaci a domicilio. SRA previste con al massimo 50 posti (leggi: comunque 50 posti, cioè mini-manicomi) con "spazi verdi e 4 ore al giorno di attività lavorativa, ricreativa e fisica" (mica siamo incivili); c'è posto anche per i minorenni che dai 14 anni verranno raggruppati insieme fino ai 25 anni; gli adulti e gli anziani invece due gruppi a parte ma nello stesso edificio. La moderna ergoterapia (quella che si applicava nei manicomi)[2] prevede anche che i pazienti lavorino in strutture protette e siccome, sempre in nome della civiltà, non possiamo sfruttarli più di tanto, riceveranno ¼ dello stipendio, essendo da questo detratte le spese per gli operatori e per la struttura protetta (vanno obbligatoriamente rinchiusi e devono pagare…).»

Altro autorevole fautore della neccessità di drogare i nostri figli con il Ritalin e, più in generale, della necessità di psichiatrizzare il mondo intero, è il Prof. Leonardo Tondo, direttore del "Centro Lucio Bini" con sede a Cagliari e Roma, psichiatra, psicoterapeuta libero professionista, con competenze mediche (diagnosi e terapia farmacologica) per l'ADHD (per le quali viene segnalato dall'AIFA). Ovviamente, si occupa di problematiche psicosessuali (sesso-sesso-sesso, soldi-soldi-soldi).

Orbene, iniziamo col dire che Lucio Bini  (Roma 1908-1964), a cui è intitolato il centro diretto da Tondo, è ricordato insieme a Ugo Cerletti per la scoperta dell'elettroshock (1938). Data la scarsa dimestichezza pratica con l'elettricità, Cerletti affidò a Bini il compito di costruire una macchina capace di garantire i massimi sistemi di sicurezza nell'uso della corrente elettrica. Sempre a Bini, inoltre, si deve il cosiddetto "metodo dell'annichilimento" (1947) per cui ai pazienti più refrattari agli effetti "positivi" della cura veniva praticata una sequenza di elettroshock fino alla pressoché totale perdita della memoria a cui sarebbe seguita anche l'amnesia dei complessi patologici. Manco a dirlo, Tondo è un accanito sostenitore della cosiddetta Tec (terapia elettro-convulsiva).  Sul numero 561 di Tempo Medico (14-5-1997), ad esempio, difende l'uso dell'elettroshock asserendo che « le prove riportate dalla letteratura e dall'esperienza psichiatrica giustificano questa terapia in disturbi psicopatologici specifici e di provata gravità [come] la depressione grave con rischio di suicidio o resistente ad altre terapie, la mania (quella del disturbo bipolare dell'umore) grave, alcune forme schizofreniche e la sindrome maligna da neurolettici (una gravissima, e spesso letale, reazione a questi farmaci). [...] L'uso dell'anestesia generale e di farmaci che impediscono la diffusione delle convulsioni ai muscoli rendono la Tec ben differente dalle immagini di Jack Nicholson. [...] Certo, la terapia rimane in sé piuttosto primordiale [...] A onor del vero, in psichiatria una certa primordialità è di casa in quasi tutte le terapie, ma nel senso che la loro efficacia non è in relazione con la conoscenza delle vere cause dei disturbi psichiatrici. Si è fatto un gran parlare della serotonina come neurotrasmettitore implicato nella depressione, per poi scoprire che i nuovi antidepressivi stimolano anche la trasmissione della noradrenalina, così come facevano quelli scoperti quaranta anni fa: insomma, progressi significativi non se ne sono visti [perbacco, questa è una notizia! che non viene da qualche rappresentante del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, bensì da un quotato psichiatra ricercatore in psicobiologia presso alcune delle più prestigiose Università americane, Harvard inclusa]. Comunque i sistemi neurotrasmettitoriali sono gli stessi su cui agisce, ma più rapidamente, la Tec attraverso un passaggio di corrente che dura molto meno di un secondo.»

Perciò Tondo, e la psichiatria come disciplina, sono consci che non c'è relazione tra terapie psichiatriche e conoscenza delle vere cause dei disturbi, quindi che cosa curino non è dato saperlo, anche perché bisognerebbe innanzitutto stabilire cosa si intende per "efficacia" delle terapie: che il paziente diventa un cittadino ubbidiente, in grado di trascinare la propria vita senza recare fastidio alcuno a chicchessia, senza osare esprimere opinione alcuna né tanto meno dissentire da quelle "autorevoli" ed "autorizzate"? Significa avere bambini rincoglioniti che stanno seduti ben composti al loro posto, possibilmente con un sorriso ebete stampato sulle labbra? Cos'è per la psichiatria un trattamento efficace? Qual'è il risultato a cui aspira? Tondo, Cantelmi e psico-colleghi spergiurano che loro sono per la difesa della salute mentale; noi abbiamo molti e consistenti dubbi! Noi dubitiamo che ricoveri coatti in "strutture residenziali", psico-farmacolizzazione obbligatoria o somministrazione di scariche elettriche nel cervello (anche se durano meno di un secondo!!!) siano annoverabili tra le difese della salute mentale: hanno molto più l'aspetto di armi tese a rovinarla per sempre la salute mentale.

Altro contributo di Tondo, alla modellazione del pensiero collettivo verso la psichiatrizzazione dell'Uomo, sono le esternazioni a favore dell'ADHD e dell'aspetto biologico dei disturbi mentali. In una intervista datata 4 luglio 1998 rilasciata a Repubblica, egli lamenta che in Italia « i centri di neuropsichiatria infantile hanno spesso una visione troppo psicologica dei problemi e troppo distante dai suoi aspetti biologici», ergo non hanno ancora capito che l'uomo è un animale, che il libero arbitrio, la morale, la mente e l'io non esistono più, l'uomo è programmato geneticamente fino ai minimi particolari, è il frutto di reazioni chimiche tra le sostanze cerebrali, per cui tocchi di qua, tagli di la, una scossettina elettrica per raddrizzare il sistema neurotrasmettitoriale, un po' di Prozac per ricaptare la serotonina di qua, un po' di Ritalin per stimolare le funzioni corticali di la, e il gioco è fatto: vivremo tutti felici e contenti. Se poi ogni tanto (e sempre più spesso) affiorano istinti omicidi o suicidi (documentati anche dagli studi della Food and Drug Administration) ed aumentano i massacri familiari insiegabili e le mattanze adolescenziali nelle scuole americane (con in comune il fatto che gli autori sono sottoposti a terapie psichiatriche), beh, l'uomo è un animale, si sa, e gli istinti primordiali sono sempre lì in agguato, pronti a riaffiorare, a meno che non li individuiamo fin da piccoli e li combattiamo con terapie farmacologiche, che è un effettivo progetto della nuova psichiatria delle neuroscienze, come ci descrive Tom Wolfe nel suo sopracitato articolo. D'altro canto il progetto Prisma fatto in alcune scuole italiane a caccia di bambini da psichiatrizzare non è altro che una conferma dell'attività psichiatrica in atto in Italia e nel mondo, di cui Cantelmi e Tondo si fanno portavoce.

È oramai prassi abituale apprendere da giornali e telegiornali di madri che uccidono i figlioletti, figli che massacrano i genitori, persone "perbene" che improvvisamente diventano omicidi furiosi. Quasi sempre c'è un laconico «l'omicida soffriva di disturbi psichiatrici per i quali era in cura» a suggellare l'accaduto. Ben pochi si sono resi conto del filo conduttore che lega questi fatti di cronaca: sono tutti casi psichiatrici. La psichiatria stessa ci ha messo un po' a riaversi dallo shock dei risultati mortali delle loro terapie: dapprima ha negato con veemenza, poi, costretta dalla comunità scientifica internazionale e dalle schiaccianti prove raccolte ha ammesso che il suicidio/omicidio rientrava negli effetti collaterali di alcuni tra i più famosi psicofarmaci antidepressivi quali il Prozac ed i suoi fratelli Zoloft, Seropram, Fluoxetina, Tripzitol, solo per citarne alcuni tra i più diffusi in Italia. Ora, però, la macchina del marketing psichiatrico, riavutasi dal tremendo knock out ricevuto, si è rimessa in moto ed ha confezionato una chicca da dare in pasto a tutto il pubblico tramite i media accondiscendenti: tutti questi casi di omicidio/suicidio sono dovuti al fatto che il paziente/omicida/suicida è stato in cura per troppo poco tempo, per cui la soluzione consiste  nell'aumentare la psichiatrizzazione e la psico-farmacolizzazione dei cittadini. E così il paziente/cliente psichiatrico viene tranquillizzato che è tutto sotto controllo, va tutto bene, anzi, più pastiglie ingoia meglio è.

Un esempio dell'operato del marketing psichiatrico lo troviamo nella recente diatriba Tom Cruise / Brooks Shields. La stampa ortodossa americana, da sempre filo-psichiatrica, si è scagliata contro Cruise e a favore della Shields e della sua depressione post-parto, pubblicizzando il libro in cui l'attrice attribuisce agli antidepressivi il merito della sua ritrovata capacità ad affrontare la maternità. Una ghiotta occasione da non perdere: da un lato un attacco frontale avallato dai mass-media a Cruise ed alla Chiesa di Scientology, percepita e riconosciuta come la più grande nemica del mondo psichiatrico, dall'altro lato la possibilità di martellare sulla necessità di psichiatrizzare tutte le madri del mondo, perché "tutte" sono potenziali vittime della depressione post-parto. Un mercato enorme da non lasciarsi sfuggire, anche perché c'è la possibilità reale di poter somministrare le droghe psichiatriche ai feti, tramite le madri, creando così i presupposti per un mercato psichiatrico globale.

Se ci fossero ancora dubbi sull'azione di manipolazione psichiatrica in atto, si fa presente che nel lontano 1967, il Gruppo di Studio per gli Effetti dei Farmaci Psicotropi sugli Umani Normali (Study Group for the Effects of Psychotropic Drugs on Normal Humans) tenne una conferenza per stabilire il corso degli Stati Uniti verso il 2000. Gli atti della conferenza furono redatti dal dottor Wayne O. Evans e dallo psichiatra eugenetista Nathan Kline, entrambi coinvolti nell'MK-ULTRA. Nella prefazione agli atti si leggeva che:

«…l'attuale gamma di farmaci utilizzati sembrerà quasi insignificante se la compariamo alla quantità possibile di sostanze chimiche che saranno disponibili per il controllo degli aspetti selettivi della vita dell'uomo del 2000 […] La cultura Americana […] si sta muovendo verso una "società sensoriale" […] Una maggiore attenzione viene data all'esperienza sensoriale, minore invece alle filosofie razionali o a quelle orientate al lavoro. Una tale visione filosofica abbinata ai mezzi per separare il comportamento sessuale dalla riproduzione o dalla malattia, aumenterà indubbiamente la libertà sessuale […] Appare ovvio che i giovani di oggi non siano più impauriti né dalla droga né dal sesso. D'altra parte, filosofi e portavoce dell'avanguardia propugnano l'esperienza sensoriale personale come la raison d'être della prossima generazione. Per terminare, ci stiamo dirigendo verso un'epoca in cui il lavoro significativo sarà possibile solo per una minoranza: in un'epoca simile gli afrodisiaci chimici possono essere accettati come mezzi comuni per occupare il proprio tempo. Sarà interessante vedere se la moralità pubblica nei prossimi 30 anni cambierà nella stessa misura in cui è cambiata negli ultimi 30. Se noi accettiamo che l'umore, la motivazione e l'emozione umana sono i riflessi di uno stato neurochimico del cervello, allora i farmaci possono fornire un mezzo semplice, rapido e conveniente per produrre qualsiasi stato neurochimico desiderato. Più presto smetteremo di confondere le asserzioni scientifiche sui farmaci con quelle morali, più presto potremo razionalmente considerare gli stati neurochimici che vogliamo fornire alla gente.»

Si faccia per un attimo mente locale sui propositi asseriti nel 1967 da Evans e Kline comparandoli alla situazione attuale, al proliferare di sostanze chimiche, siano esse droghe da strada oppure psicofarmaci. Lo spinello è normale, l'ecstasy in discoteca è d'obbligo e una "nuova" schiera di psichiatri ha dato vita al MAPS (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies), che promuove l'ecstasy, l'LSD e altre droghe psicotrope come la soluzione dei problemi dell'uomo (l'ecstasy viene addirittura definita pillola dell'amore in grado di realizzare il comandamento "ama il prossimo tuo come te stesso"). Ricorrere a psicofarmaci per qualsiasi sciocchezza è diventato normale e altamente pubblicizzato dagli psichiatri e dai loro accoliti, sia in programmi televisivi che sulla carta stampata che su internt. Il Prozac è stato ridefinito dal marketing "pillola della felicità"; il Ritalin viene regolarmente somministrato a milioni di bambini americani e ora arriva anche in Italia dove professionisti prezzolati, insegnanti incapaci e genitori scansafatiche più interessati alle proprie esperienze sensoriali personali che non ai propri figli, sperano di trovare la soluzione per mettere sotto controllo la vivida intelligenza dei bambini che hanno la sfortuna di incontrarli.

Come enunciato nel 1967, grazie anche ai Cantelmi, ai Tondo ed alle Burani Procaccini, si stanno realizzando i sistemi per occupare il tempo e la mente delle persone, irretendole in un fascio interminabile di esperienze sensoriali, facendo loro credere di essere libere ed emancipate mentre, in realtà, sono sempre meno capaci di prestare seriamente attenzione a ciò che succede loro intorno.

Chi, dunque, pratica la manipolazione mentale?


NOTE:

1) La barbara pratica della lobotomia, molto simile alle torture medioevali ad opera dei pii funzionari del Sant'Uffizio, è tutt'ora prevista e praticata dalla psichiatria italiana, tant'è che il Consiglio Regionale delle Marche con Legge regionale 13 novembre 2001, n. 26., si è sentito in dovere di decretare la «Sospensione della terapia elettroconvulsivante, della lobotomia prefrontale e transorbitale ed altri simili interventi di psicochirurgia». In data 8 gennaio 2002 il Presidente del Consiglio (all'epoca Silvio Berlusconi), rappresentato dal vice Avvocato generale dello Stato, Franco Favara, chiedeva la dichiarazione di illegittimità costituzionale della legge suddetta. Cosa ci sia di legittimo e soprattutto di costituzionale nel praticare degli elettroshock o nel recidere con un bisturi i filamenti nervosi all'interno del cranio di una persona, creando dei veri e propri esseri vegetali, è davvero arduo da comprendere.

2) Ergoterapia: terapia psichiatrica che consiste nel "rieducare i pazienti alla vita sociale attraverso occupazioni produttive".

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