L'uso dell'elettroshock fa comodo alla psichiatria tradizionale

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Tratto da: Dazebao.org del 2 Novembre 2008

Ecco un interessante articolo che riporta un'intervista a Giorgio Antonucci, da anni in campo per smascherare gli abusi commessi in nome della salute mentale.

Lo psichiatria basagliano si sente sotto attacco:
"L'uso della Tec fa comodo ai classicisti"

(Domenica 02 Novembre 2008 - di Maurizio Mequio)

Giorgio Antonucci è membro onorario dell'Associazione europea di psicanalasi e dell'Osservatorio italiano della salute mentale. Psichiatra e amico di Franco Basaglia, il 26 febbraio 2005 ha ricevuto a Los Angeles il Tomas Szasz Award per "Meriti eccezionali nella lotta contro lo stato terapeutico". Presidente onorario del comitato scientifico di Giù le mani dai bambini, è ovviamente un'importante esponente del fronte del No all'elettroshock.

Parlare di elettroshock nel 2008...
Questo è un periodo di ritorno alle vecchie tradizioni, è ovvio che si tenti di annullare tutto quello che è stato Franco Basaglia per la psichiatria italiana. Io ero un suo allievo, ho partecipato attivamente alla chiusura dei manicomi e all'abbattimento di un mondo di violenze e repressioni: non posso non essere contrario all'aumento dell'uso della Tec. Nel 1969 ho tolto l'elettroshock dal reparto donne a Gorizia. E nel 1973, insieme a Cotta, l'ho tolto da tutta la struttura di Imola. Stiamo parlando di un'invenzione che ha una storia controversa sin dalla sua nascita. Cerletti seppe che ai macelli, prima di uccidere i maiali, facevano passare la corrente nella loro testa. Così, per “calmarli”, per non farli agitare troppo prima di ammazzarli. Era il 1938 e aleggiavano teorie molto particolari, una di queste era quella per cui se si procurava uno stato di epilessia artificiale al paziente, gli si migliorava lo stato di salute. Il passo fu breve, si pensò che attraverso una scarica elettrica con cavi posti sulle tempie del paziente, lo si sarebbe “guarito”. Una moda che non è mai terminata nel mondo e che ora ha molti sostenitori anche in Italia e in Toscana è sostenuta addirittura dall'Università di Pisa.

Perché questa pratica fa comodo alla psichiatria italiana?
Perché contrariamente a quello che chiedeva Basaglia si fa ancora assistenza sanitaria coercitiva, quando il giuramento di Ippocrate parla chiaro: non si devono procurare danni al malato. I medici dovrebbero essere dei consulenti dei loro assistiti e se consigliassero delle operazioni, i pazienti dovrebbero disporre di se stessi, avere l'ultima sul da farsi, decidendo autonomamente sulla loro pelle. Oggi questo non avviene. Il Tso - trattamento sanitario obbligatorio - ne è una dimostrazione, in questo caso le persone interessate sono trattate con la forza e al massimo i dottori fanno firmare dei fogli ai parenti, così, per scaricare parte delle loro responsabilità. Solo una parte però, perché è evidente: l'elettroshock fa male. Crea un'epilessia: uno stato patologico grave.

Dall'altra parte si sostiene l'efficacia indolore di questa “cura”...
Baruk la definisce la “terapia del terrore” e il dizionario medico francese Larousse ne elenca una sconcertante serie di possibili inconvenienti: mozzicature della lingua, lussazione delle spalle, della colonna vertebrale e degli arti. Lacerazioni muscolari, ascessi, necrosi pancreatica e dilatazioni acute del cuore. La Tec mette a rischio la vita dei pazienti, è controindicato per i cardiopatici, per chi ha avuto l'ictus o la tubercolosi, per le donne in stato interessante e per i bambini. Invece è utilizzato sia sui ragazzini, che sulle donne che aspettano dei figli e soprattutto sugli anziani. Non importa a nessuno che può provocare delle microemorragie al cervello. Questa è la psichiatria tradizionale. La stessa che sostiene la castrazione per chi ha problemi sessuali, e la lobotomia. Non c'è da stupirsi: sì, la lobotomia è praticata ancora oggi anche in Italia e la fanno passare come una “semplice” operazione neurologica...

Una malattia mentale da curare con le scariche elettriche, ma che tipo di malattia è?
I problemi sono solo esistenziali. La follia e la saggezza ce l'abbiamo in testa tutti quanti. Accade che una persona entri in conflitto con la società che lo circonda, non per questo deve avere obbligatoriamente dei difetti biologici. Fino agli anni cinquanta l'omosessualità era considerata una malattia. Poi uno psichiatra si è confrontato con gli altri colleghi e ha detto: molti di noi sono omosessuali. Da allora, grazie a Dio, si decise di non inquadrarla più in quel modo. Anche l'infedeltà è stata fatta passare come malattia, va da sé che siamo di fronte a un assurdo. Ci bombardano: in America avvertono che a breve un terzo della popolazione mondiale soffrirà di depressione. Ma cosa è questa depressione? Un concetto vago, troppo vago. Io parlerei di malinconia. Uno può essere triste per diversi motivi, perché ha subito un lutto, perché ha perso il lavoro, per amore. Può anche credere che la sua vita abbia perso di significato... Fare l'elettroshock a chi è “affetto da tristezza” non ha senso. All'inizio la convulsione può far dimenticare, diminuisce notevolmente la memoria. Allora si pensa che la terapia ha avuto un effetto positivo, che la persona sia meno triste. Poi la memoria pian piano ritorna e l'uomo è nuovamente al punto di prima, triste davanti ai suoi problemi. La persona non è una macchina, è un essere umano e come tale necessita di relazionarsi agli altri, sia quando sta bene, che quando sta male.

Possiamo affermare che elettroshock e psicofarmaci siano strumenti utili al grande business della psichiatria?
Certamente. Non ho mai praticato l'elettroshock e sono contrario anche all'uso di questi medicinali. Gli stessi inventori avevano delle perplessità. Le considero delle droghe che indeboliscono: sono sostanze che modificano i centri nervosi. Una cosa è chi le prende volontariamente, un'altra è chi è costretto ad utilizzarle, questo è quello che succede nelle cliniche. All'impatto con gli psicofarmaci, l'organismo si difende, si modifica e la sostanza clinica diventa come l'eroina. Porta subito il paziente alla dipendenza farmacologica e psicologica. Il Rispedal, un farmaco molto consigliato anche dagli psichiatri italiani, può provocare malattie mortali. E' stato associato ai tumori pituitari. Molte persone che utilizzano psicofarmaci hanno il morbo di Parkinson, questo perché hanno avuto delle lesioni ai centri nervosi. Credo che nel progetto stesso di curare attraverso queste tecniche vi sia la volontà di controllare le menti degli altri. L'unico modo per aiutare chi è in difficoltà è discutere con l'interessato dei suoi problemi. E lo si deve fare volontariamente.

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