ANTISETTE contro ANTISETTE

Vecchie idee e nuovi contrasti nel controverso mondo degli “antisette”

Carmine GazzanniCarmine Gazzanni ha scritto un altro articolo, pubblicato da “La Notizia” col titolo “Da Scientology ai santoni, nel silenzio del Governo. Le sette guadagnano adepti e lo Stato sta a guardare”, per dare voce ai gruppi “antisette” nostrani (CeSAP e FAVIS) e alla capofila europea FECRIS, che, infastidita dalle pesanti critiche che si levano da molte NGO di tutta Europa, ha reagito lamentandosi con le autorità italiane.

L’articolo non denuncia niente di nuovo, si limita a dire che le “sette” crescono, che la FECRIS protesta e che il governo sta a guardare, ma, in effetti, è più probabile che non stia nemmeno a guardare perché ha ben altro di più serio di cui occuparsi.

In mancanza di una “notitia criminis”, Gazzanni ha  dovuto far ricorso un’altra volta al “fumus persecutionis”, usando piccoli espedienti del giornalismo aggressivo, come l’uso dei termini “adepti” e “setta”, con il chiaro intento di richiamare alla mente del lettore scenari in cui inganno e coercizione sono gli elementi dominanti.

Quei termini, disconosciuti in ambito scientifico, oggi sono usati solo da gruppi di fanatici antireligiosi per suscitare sospetto e odio verso le minoranze a loro invise e da quei giornalisti che, senza investigare, accettano di far loro da grancassa.

L’articolo, come gli altri da lui scritti in precedenza, sostiene la necessità di una legge per limitare l’azione delle minoranze religiose che non piacciono agli epigoni del defunto reato fascista di plagio (ex art. 603 del codice penale), i quali vorrebbero che fosse reintrodotto,  ma con un altro nome: reato di manipolazione mentale o contro l’integrità psichica (che ricorda tanto il ventennio fascista).

Solo che, come lo stesso Gazzanni ammette nel suo articolo, tale disegno di legge, che l’ultima volta è stato presentato dall’On. Pisicchio nel 2013, non è mai stato calendarizzato.

Detta così sembrerebbe una grave mancanza, una di quelle inadempienze che così spesso vengono imputate ai politici. Niente di tutto ciò, questa volta i legislatori sono assolti, con buona pace del fronte pro-plagio.

La verità è che il disegno di legge dell’On. Pisicchio – come pure i precedenti otto presentati nel corso degli ultimi 34 anni – contiene la stessa indeterminatezza che ha indotto la Corte Costituzionale a cancellare, nel giugno 1981, il reato di plagio dal codice penale italiano.

Nonostante ciò, ogni tanto c’è qualcuno che tenta la sorte ripresentando la stessa proposta, però con una nuova introduzione, ma la sostanza non cambia: rimane sempre una mina vagante con la quale nessuno vuole veramente avere a che fare.

Detto questo, dobbiamo riconoscere un pregio all’articolo di Gazzanni, quello di aver involontariamente messo a nudo, se ancora ce n’era bisogno, la non omogeneità di visione e strategie del mondo “antisette” nostrano riguardo al “problema” che vorrebbero fosse preso in più seria considerazione. Difficile comunque prendere sul serio le richieste di chi si comporta in un modo che di serio ha ben poco.

Tali contrasti si palesano se si leggono i commenti sotto il suo articolo. Sono letteralmente decine, la stragrande maggioranza dei quali scritti da tre persone: Pier Paolo Caselli, “ethan4” e “alessiaissela”.

Pier Paolo CaselliCaselli, disoccupato di lungo corso, auto-proclamato esperto di resilienza umana – ma lui stesso ammette che non ha nessun titolo di studio né preparazione per una tale professione – lodando Gazzanni per l’articolo scritto, aggiunge che tale problema sta causando “grande sofferenza a centinaia di migliaia di persone” le quali “si ritrovano ad essere totalmente abbandonate a se stesse.”

Evidentemente la resilienza non va a braccetto con la logica, perché non si capisce come possa verificarsi nella vita reale una situazione in cui “centinaia di migliaia di persone” siano “abbandonate a se stesse” in uno stato di sofferenza e non riescano a unirsi per liberarsi dal giogo delle “sette”. Questo nonostante tutto l’aiuto e la consulenza fornita da gruppi come il FAVIS e il CeSAP, riuniti sotto il grande ombrello della potente FECRIS (finanziata dal Governo francese), spalleggiati da fior di giornalisti e solerti legislatori e addirittura da una speciale squadra di polizia religiosa, la S.A.S., Squadra Anti Sette del Viminale.

Perché?

Il perché è così evidente che è perfino banale parlarne: quelle presunte “centinaia di migliaia di persone” sofferenti che non si sono ancora liberate dall’oppressione esistono solo nel resiliente cervello di Caselli e di tutti coloro che continuano a fornire numeri inventati per tirar acqua al loro mulino.

Che tali “vittime” siano frutto dell’immaginazione di menti annebbiate dal sentimento antireligioso lo dimostra il fatto che in questo “nuovo” articolo Gazzanni, per quanto concerne Scientology, sia costretto a riesumare la defunta Maria Pia Gardini e raccontare la menzognera vicenda dell’insignificante Pier Paolo Caselli, storie che risalgono a qualche decennio fa, trite e ritrite.

Storie così incongruenti che non solo sono state più volte e ampiamente smentite dalla Chiesa di Scientology – come era logico aspettarsi – ma sono state accuratamente contestate perfino all’interno del mondo degli “antisettari”, specificatamente da Simonetta Po, la quale è tutt’altro che amica di Scientology.

Simonetta Po (alias Martini, Alessia Guidi, Paolo Barisoni, Pierluigi Belisario tanto per menzionare solo alcuni degli pseudonimi coi quali è solita scrivere le sue invettive contro Scientology e i suoi colleghi “antisette”) fa letteralmente a pezzi la vicenda di Maria Pia Gardini, argomentando con ferrea logica e mostrando tutte le fantasiose menzogne che ha raccontato in 15 anni di attività di disinformazione.

Come già detto, tra i commenti apparsi sotto l’articolo di  Gazzanni ci sono quelli piuttosto pertinenti di “alessiaissela” (il lettori non si facciano ingannare perché è ancora lei: la multi-identitaria Po), la quale, come suo solito e a dir la verità molto abilmente, fa le pulci alle dichiarazioni di Gazzanni e Caselli, fino al punto di scatenare le irate risposte di quest’ultimo.

Alessia/Simonetta accusa Gazzanni di fare articoli fotocopia, ricorrendo sempre alle stesse fonti - FAVIS e CeSAP - colpevoli di non occuparsi in modo scientifico della questione “sette”.

Le risponde piccata “ethan4” (alias Sonia Ghinelli, una dei pochi membri del FAVIS) accusando Alessia/Simonetta di essere spocchiosa …

cervello in fumoAlla fine di questo rancoroso battibeccare tra membri del mondo  antisette, che comunque non si esaurisce qui e che continuerà in maniera ancora più virulenta in altri siti, l’unico abbandonato a se stesso, e alquanto sofferente, ci sembra proprio Caselli, per il quale non proporremo nessun disegno di legge per proteggerlo da se stesso, esiste già l’istituto del TSO.

Intanto vogliamo ricordare che la Raccomandazione 1412 (1999), citata nell’articolo, come appunto indica il numero tra parentesi, risale al 1999, cioè a ben 17 anni fa. Nel frattempo il Consiglio d’Europa, in tema di libertà di religione e nuovi gruppi religiosi ha emesso nove raccomandazioni e risoluzioni di opposto registro.

A beneficio dei lettori – ma anche degli intolleranti e degli ignoranti, categorie che spesso coincidono – riportiamo qui di seguito quanto scritto, ad esempio, nella Risoluzione n. 184 (2011) dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, “Combattere tutte le forme di discriminazione religiosa”:

«1. L’Assemblea Parlamentare nota che l’Europa, storicamente formatasi sulla base delle religioni monoteiste, è diventata sede di diversi credi religiosi, inclusi quelli nuovi. […];»

«2.  L’Assemblea riafferma la sua forte presa di posizione contro la persecuzione di comunità religiose e condanna tutti gli atti di violenza basati sulla religione, in Europa e altrove. Invita gli stati membri a prendere più seri provvedimenti per combattere qualsiasi discriminazione basata sulla religione o il credo.»

E ancora la Risoluzione n. 1992 (2014):

«9. L’Assemblea chiede agli Stati membri di assicurarsi che non vengano permesse discriminazioni sulla base del fatto che un movimento sia considerato o meno una setta, che nessuna distinzione venga fatta tra religioni tradizionali e movimenti religiosi non tradizionali, nuovo movimenti religiosi o sette quando si tratta di applicare la legge civile e penale, e che ogni misura presa nei confronti di movimenti religiosi non tradizionali, nuovo movimenti religiosi o sette sia allineato con gli standard dei diritti umani come definiti dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani e altri strumenti pertinenti la protezione della dignità intrinseca di tutti gli esseri umani e i loro diritti uguali e inalienabili.»

Rendiamo noto anche il non trascurabile fatto che in Italia la Chiesa di Scientology ha superato il vaglio di tutte le magistrature e che esiste un consolidato orientamento giurisprudenziale che riconosce la sua natura religiosa e la piena legalità delle attività delle sue chiese e missioni, tutelate dagli articoli 8, 19 e 20 della Costituzione italiana.

Anche se Caselli e compagnia bella non apprezzeranno, concludiamo con un’interessante riflessione di Vittorio Messori riportata nell’articolo intitolato “Le ‘sette’ e i loro ‘ex’”, visibile qui: www.cesnur.org/2011/messori.html:

«Sta di fatto che, nel mio lavoro di giornalista, non mi sono mai fidato né di questi né di altri pentiti: per esempio, dei gruppi, assai affollati, di ex-geovisti o ex-scientologisti. Prendo poco sul serio anche gli ex-comunisti e, in generale, ogni reduce deluso.»

[Omissis]

«Non occorre essere psicologi per comprendere il perché di una doverosa diffidenza: chi ha abbandonato una strada, magari una vocazione, un ideale, deve giustificarsi davanti a se stesso e al prossimo, ha bisogno di aumentare la responsabilità degli altri per diminuire la propria, per contrastare il senso di colpa che cova, magari nell’inconscio e che in qualche caso è devastante.
Non mi azzardo oltre in questi intrighi emotivi. Volevo solo avvertire, sulla base della esperienza: qualunque realtà discussa contestata dobbiate giudicare, non fatelo prendendo sul serio sempre e solo le testimonianze, magari impressionanti, di chi se ne è andato.»

Amen.

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