Un redattore prigioniero del pregiudizio

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UN REDATTORE PRIGIONIERO DEL PREGIUDIZIO
E IL TRADIMENTO DELLA PROFESSIONE GIORNALISTICA

Nino Materi, redattore de Il Giornale, costretto a riempire due pagine dell’edizione di lunedì 17 agosto, ha scritto un racconto spacciandolo per cronaca.

Nino MateriFa caldo, in redazione non c’è nessuno, ma per lui, Antonio Materi, detto Nino, redattore di cronache italiane, la giornata di lavoro è già iniziata e sembra che non sarà una delle migliori.

Le finestre sono chiuse, sui tavoli il consueto disordine di fogli, cartelle, riviste, biscotti, tazzine di caffè in equilibrio precario, anche un elmetto giallo da operaio di cantiere.

Ad agosto i media di gossip hanno notizie e foto da buttare, invece la cronaca seria fatica e trovarle… solo se siete un redattore potete capire il dramma: tutta quella gente là fuori deve sapere, deve essere informata, deve leggere…

Nino sospira mentre gli torna in mente il boss che gli ordina di preparare un pezzo da due pagine per l’edizione di lunedì 17, e mentre si mette le mani nei capelli ormai grigi, pensa a quale tema si può dedicare due intere pagine senza annoiare il lettore che sta in spiaggia.

Lui sa che un articolo che si rispetti deve contenere certi elementi senza i quali non interesserà a nessuno. L’articolo perfetto contiene fatti di sangue, sesso, soldi, controversia, grossi nomi, scandalo… se poi c’è anche un po’ di mistero allora è un articolo strepitoso. Ci vuole tempo e tanta ricerca per fare un articolo di quel tipo, ma domani è ferragosto e lui non vuole passarlo in una poco accogliente redazione vuota.

Mentre accende il computer avverte quella strana sensazione di essere un pesce preso nella rete, senza via d’uscita, come quando mamma lo teneva chiuso in camera perché aveva combinato qualche guaio o aveva preso un brutto voto a scuola.

Il computer comincia a emettere il suo solito sibilo e Nino fissa lo schermo quasi ipnotizzato dai suoi primi bagliori… rete… prigioniero… mistero… sesso… mamma…

“Ho trovato!” esulta il redattore nazionale balzando sulla sedia girevole e guardandosi attorno per accertarsi che nessuno lo abbia visto comportarsi in quel modo poco opportuno.

“Dedicherò due belle pagine a Scientology, un argomento evergreen che riscuote sempre interesse. Sarà facile e veloce scrivere il pezzo perché ho già tutto in testa quello che mi serve… e domani al lago!”


“Il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all'informazione di tutti i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile.”
[dalla “Carta dei doveri del giornalista” Roma, 8 luglio 1993]

Il 17 agosto 2015, Il Giornale ha pubblicato un articolo di due pagine intitolato “Io nella rete di Scientology, prigioniero del test che ruba i segreti sulla personalità”, firmato da Nino Materi.

Titolo di sicuro effetto, ma falso.

Nell’articolo Materi fa ampio ricorso a quanto contenuto in un rapporto redatto nel 1998 dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, rapporto che è stato oggetto di interrogazioni parlamentari, severe critiche in ambito accademico e pure di una denuncia per diffamazione vinta dal querelante.

Per il resto Materi non aggiunge niente di nuovo alle accuse nei confronti della Chiesa di Scientology, peraltro già smentite da decine di sentenze penali, tributarie e amministrative emesse in nome del popolo italiano.

Di suo c’è la farsa tragicomica relativa all’aver falsamente compilato un test in un luogo di cui non riferisce, fornendo anche generalità false (cosa del tutto inutile vista la Legge sulla privacy) per poi riferire sulla malafede di coloro che glielo hanno proposto.

L’articolo include dialoghi inventati e uno stralcio del rapporto del Viminale che però in quel rapporto non c’è.

Infatti, nell’articolo il sig. Materi fa dire ad uno degli operatori coi quali sarebbe venuto in contatto in occasione della compilazione del test: «Scientology è da sempre oggetto di campagne diffamatorie alimentate non solo da singoli individui, ma, anche da organi istituzionali come il Ministero degli Interni che su di noi ha diffuso un dossier zeppo di bugie».

E poi aggiunge: “Incuriosito da quest'ultima informazione, contatto il Viminale dal quale ricevo il suddetto dossier. Si tratta dell’unico rapporto stilato del dipartimento di pubblica sicurezza al momento disponibile nel nostro Paese in tema di «Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia»”.

Con i due paragrafi di cui sopra, il sig. Materi ha voluto far credere al lettore di aver saputo del suddetto rapporto proprio da un collaboratore di Scientology e di aver addirittura chiamato il Viminale per farsene mandare copia.

Trascurando il fatto che quel rapporto è disponibile in internet ed è facilmente rintracciabile tramite qualsiasi motore di ricerca, c’è da sapere che il sig. Materi sa di quel rapporto fin dal primo giorno in cui venne fornito ai media, cioè il 29 aprile 1998, tanto che il giorno dopo, 30 aprile 1998, Il Giornale pubblicò un ampio servizio intitolato “Le sette minacciano il Giubileo – Il Viminale teme 'atti cruenti' a opera di chiese esoteriche”, firmato proprio da lui.

Di quel documento del Dipartimento di Pubblica Sicurezza del 1998 va detto che è un tipico rapporto di polizia che originariamente era destinato solo alle cariche statali interessate a valutare se nel corso del Giubileo del 2000 si sarebbero potuti verificare episodi di violenza da parte di gruppi religiosi (per la cronaca: non successe nulla).

Il rapporto venne invece passato alla Commissione Affari Costituzionali che stava discutendo l’ennesimo disegno di legge sulla libertà di religione e da lì venne distribuito ai media che gli diedero ampio risalto.

Il professor Nicola Colaianni, giudice della Corte Suprema di Cassazione fino al 2003 e poi professore di Diritto Ecclesiastico italiano e comparato all’università di Bari, in merito a quel rapporto ha scritto:

“Con il titolo adottato il documento getta un’ombra di sospetto generalizzato sui nuovi movimenti, non solo magici, ma anche religiosi […] Le schede fanno, invero riferimento a ‘voci non verificate’, a ‘fonti indirette’ e – naturalmente, non potendo mancare in un documento di polizia - a ‘segnalazioni anonime’. […] In alcuni casi – e Scientology è tra questi – l’informativa è svolta sulla base di materiale fornito da fuoriusciti e passato anche al vaglio di organi giudiziari (nel caso di Scientology dalla Corte d’appello di Milano, sentenza 2 dicembre 1996, poi però annullata dalla Corte di cassazione con sentenza 8 ottobre 1997). Insomma lo scopo è di allarmare ma, in concreto non si è in grado di addurre argomenti specifici: una situazione senza sbocco.” [Sette religiose e nuovi movimenti magici – di Nicola Colaianni, Sapere 2000 edizioni multimediali, Roma, 2001].

La stessa posizione l’ha espressa il professor Massimo Introvigne, direttore del CESNUR - Centro Studi Nuove Religioni – uno dei massimi esperti di nuovi movimenti religiosi a livello internazionale, in un articolo dal titolo: “Molto rumore per nulla? Il rapporto italiano sulle sette”.

Nelle due pagine dedicate a Scientology c’è anche un contributo della redazione de Il Giornale che ha messo in un occhiello una serie di notizie vecchie che circolano in rete ma smentite dai fatti accaduti in seguito che, guarda caso, non vengono riportati.

Ad esempio, si dice che il Ministro dell’Interno tedesco avrebbe detto che Scientology è incompatibile con la Costituzione del suo paese ma non si dice che una cosa simile è stata detta nel 1997 e, soprattutto, non viene detto il resto che fa cambiare completamente la scena.

Infatti, nel 2008, l’allora Ministro Federale dell’Interno, Wolfgang Schauble, ha dichiarato pubblicamente che nessun procedimento sarebbe stato avviato per vietare Scientology in Germania, e così è stato. [vedere comunicato di APCOM del 21.11.2008 qui allegato].

Al di là delle roboanti dichiarazioni da parte di qualche politico teutonico, forse immemore del tragico passato di intolleranza verso le minoranze del suo paese, le 7 chiese di Scientology tedesche sono tuttora operative e godono della tutela della Costituzione perché ci sono oltre cinquanta sentenze della magistratura che hanno riconosciuto la natura religiosa di Scientology e la piena legittimità delle sue attività, una su tutte la sentenza 7 C 20.40 del 15 dicembre 2005 emessa dalla Corte Suprema Amministrativa Federale.

Si dice anche che Ron Hubbard era stato dichiarato persona non gradita in Inghilterra, negli anni sessanta, cosa questa completamente falsa.

Materi dedica anche una parte del suo scritto ai gossip del bresciano Claudio Lugli sul leader ecclesiastico di Scientology. Trattandosi di pettegolezzi non meritano nemmeno di essere commentati.

Merita invece un commento il fatto che in questa parte Materi si contraddice in modo risibile.

Scrive infatti nell’articolo che Claudio Lugli, presentato come “leader di Scientology fin dal 1977”, cosa del tutto falsa, è “…un fuoriuscito scomodo, che non ha paura di denunciare pubblicamente, dopo 36 anni di militanza attiva, la propria esperienza…”

Ma in un occhiello, ben evidenziato, si legge quanto segue: “La paura. Per noi [i coniugi Lugli, NdA] non è facile parlare. Mio figlio Flavio è ancora con loro”.

Per logica, una delle due affermazioni deve essere falsa. Quale? Chi ha mentito? Lugli o Materi? Hanno forse mentito entrambi?

C’è anche da notare che la seconda accusa insinua senza dire nulla, cioè si tratta di una frase che fa pensare male di qualcuno senza che l’accusatore si comprometta. È la frase di chi, non avendo nulla da dire, insinua tutto e il contrario di tutto.

Flavio Lugli non ha bisogno di essere protetto dal silenzio di nessuno perché Claudio Lugli e Renata Fruscella hanno già detto pubblicamente, e più volte, tutte le menzogne che potevano, senza nessun ritegno.

Flavio, ora 38 enne e felicemente sposato da anni, è ben contento di essere parte dello staff della Chiesa di Scientology della Florida, con la quale collabora fin dal 1997.

Inutile dire che Materi e la redazione de Il Giornale si sono ben guardati dal riferire anche cose oggettivamente positive riguardo a Scientology, come ad esempio il fatto che negli ultimi 10 anni la Chiesa di Scientology è cresciuta internazionalmente più che nei passati 50 messi assieme.

Non hanno nemmeno detto che in Italia ci sono 12 chiese, 30 missioni e diversi gruppi che si occupano della crescita spirituale di parecchie migliaia di cittadini italiani di ogni età, ceto sociale e professione, tutte persone capacissime di autodeterminazione e che hanno trovato in Scientology la loro via verso la Verità e la salvezza.

Come pure non hanno fatto cenno del fatto che molti scientologist sono impegnati da anni in attività sociali come la campagna di prevenzione all’uso di droga, quella per sensibilizzare giovani e no sul tema dei diritti umani e che alcuni hanno fondato un gruppo di protezione civile che ha già portati aiuto in molti siti colpiti da cataclismi come avvenuto in occasione del maremoto nel Sud Asiatico, del drammatico terremoto che ha sconvolto l’Aquila nel 2009 e quello del 2012 che ha gravemente danneggiato diversi paesi dell’Emilia Romagna.

Quello di cui sopra è il racconto di ferragosto del sig. Nino Materi. Non sappiamo se i lettori, tra un bagno e una bibita fresca, abbiano avuto modo di leggerlo.

Quello che sappiamo è che il sig. Materi ha fatto il peggior uso della professione possibile: ha dato ai lettori una rappresentazione della realtà inesistente (inesistente nei fatti raccontati). Ha creato cioè il giudizio allarmato e preoccupato dei lettori su quei fatti e così facendo li ha traditi, danneggiando con il discredito la Chiesa di Scientology, ma, con il tradimento dei lettori, anche Il Giornale e la sua professione.

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